Campagna per la liberazione di Margherita Caminita

Stai leggendo un'appendice del sito www.Margherita-Caminita.com.

Margherita Caminita é una delle molteplici vittime della privatizzazione della sanita', della globalizzazione degli interessi negli ospedali, delle truffe delle amministrazioni locali ed ospedaliere e della mancata tutela del cittadino da parte del potere politico e giudiziario in Europa.
Margherita Caminita, nata a Palermo nel 1926, si trova attualmente "sequestrata" in Inghilterra, (Gran Bretagna) nelle mani della corrotta Amministrazione Regionale di Bedfordshire che cerca in tutti i modi di impedirle di testimoniare...  per saperne di piú su come l'Italia ed il Governo italiano abbiano tradito ed abbandonato Margherita Caminita e la sua famiglia VAI ALLA PAGINA PRINCIPALE

 

Stai ascoltando la registrazione della recente telefonata fatta da Lucilla Masucci per conto della Redazione di RAI Chi l'ha visto? dalla quale si evince chiaramente che Margherita Caminita e' tenuta isolata da chiunque possa aiutarla a riavere la sua vita.
Ma non sono tardate le reazioni dei cosiddetti "poteri forti" che hanno bloccato la messa in onda del servizio di Lucilla Masucci
  LEGGI i nuovi risvolti !

LA MESSA IN ONDA DI QUESTO SERVIZIO E' STATA BLOCCATA DAI "POTERI FORTI". Se anche tu ti senti leso/lesa nel tuo diritto all'informazione, ti invitiamo a firmare la ns. petizione online per ristabilire l'originale orientamento editoriale del programma televisivo di RAI 3 "Chi l'ha visto?" e per il reintegro nella sua redazione di tutti coloro i quali hanno ideato il programma ed di esso fattone la storia. Ci si riferisce a: l'ideatore ed autore Piero Murgia e gli inviati Fiore De Rienzo, Filomena Rorro, Franco De Chiara, Raffaella Notariale, Enrico Compagnoni, Rita Pedditzi, Beppe Bellecca, Ilaria Mura e Lucilla Masucci.

Firma la petizione http://www.petitiononline.com/raitre/petition.html

mercoledi, 13 novembre 2002
EUTANASIA
L' Ordine dei medici: l' eutanasia è omicidio
Indagini dopo la ricerca sulla diffusione dell' «iniezione letale». La Procura: «Problema etico delicatissimo»;
L' Università Cattolica: «Non riveleremo i nomi» I rianimatori: «Non ci riconosciamo nello studio»
De Bac Margherita

ROMA - Il presidente dei medici italiani, Giuseppe Del Barone, chiede «immediatamente» un' indagine dell' Ordine di Milano: «Chi fa il medico non può essere un assassino»; il presidente dell' Ordine di Milano, Roberto Anzalone, replica che «in assenz a di una denuncia precisa non può intervenire»; il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, arriva a ipotizzare un intervento della magistratura. Ipotesi questa sulla quale frena il procuratore della Repubblica di Milano, Gerardo D' Ambrosio. E' aspr a la polemica sulla ricerca scientifica della Cattolica di Milano sull' eutanasia, pubblicata ieri dal Corriere. Poco meno di 4 medici su 100 (3,6) delle rianimazioni di Milano hanno ammesso su un questionario anonimo di somministrare ai pazienti far maci letali. Eutanasia attiva. L' 80% ha praticato almeno una volta la «sospensione delle cure»: ha staccato la spina (eutanasia passiva). La categoria dei medici reagisce con sdegno, negando che comportamenti mirati ad anticipare la morte dei malati in condizioni irrecuperabili siano così diffusi: «Non siamo così». L' INCHIESTA - Per il procuratore della Repubblica di Milano, Gerardo D' Ambrosio, si tratta di «un problema etico delicatissimo, per procedere abbiamo bisogno di elementi precisi. S e non c' è il sospetto di un omicidio doloso o colposo non possiamo muoverci. Dovremmo disporre l' autopsia su tutte le persone dichiarate morte per cause naturali». La Cattolica aspetta: «Procedano pure, ma l' anonimato è rigoroso. Non sarà possibil e risalire ai nomi». La ricerca (non un sondaggio) è la prima in Italia, progettata dai bioetici della Cattolica coordinati da Adriano Pessina per offrire al dibattito il supporto scientifico che mancava. IL QUESTIONARIO - Ai 257 rianimatori delle 20 unità di terapia intensiva di Milano è stato sottoposto un questionario particolareggiato, oltre 70 domande: ha risposto l' 87%. Il 3,6% ha dichiarato di aver somministrato farmaci letali (contro il 96,4%). Atto giudicato accettabile dal 15,8%. Anco ra. Il 38,6% riconosce di aver sospeso le cure almeno una volta, il 42 più spesso e nel 50% dei casi senza chiedere ai parenti. Pessina spiega: «Se si tiene conto dell' insieme delle domande e delle risposte esce fuori la figura del medico attento a evitare sia l' accanimento terapeutico, sia l' abbandono terapeutico. Non si parla di eutanasia passiva. Il 96,4%, la maggioranza, non ha mai usato farmaci letali. Quindi non si può concludere che l' eutanasia sia una pratica comune». I MEDICI - E' u n coro di «non ci riconosciamo in questo studio». I rianimatori-anestesisti del sindacato Aaroi, a nome del segretario Vincenzo Carpino: «Non conosco colleghi che hanno fatto cose simili, i dati mi lasciano perplesso». La Siaarti, società di anestesi a, analgesia, esprime sconcerto: «Riteniamo inappropriato parlare di eutanasia passiva quando si tratta di situazioni in cui si decide di porre limite alle cure, perché non diventino accanimento terapeutico», dice Davide Mazzon. Per il presidente del l' associazione medici cattolici Domenico Di Virgilio l' eutanasia è «una sconfitta per l' uomo, la medicina, la società». L' unico che non si stupisce è Antonio Tomassini (FI), ginecologo, presidente della Commissione sanità del Senato: «Il 4% è una percentuale che corrisponde alla media degli italiani d' accordo con questa pratica. Ci dovevamo aspettare un numero maggiore». Secondo Giorgio Coveri, presidente dell' associazione Exit, pro eutanasia, in Italia i medici che dispensano la «dolce mo rte» sono di più, il 20-25%: «Un atto di pietà, che mette fine a un dolore inutile». M. D. B. Le leggi in Europa In Italia l' eutanasia è illegale e assimilata dal codice penale al reato di omicidio Il codice deontologico dei medici la vieta In Parla mento sono depositate due proposte di legge OLANDA E' stato il primo Paese a legalizzare l' eutanasia. La legge è in vigore da aprile. La volontà del paziente di mettere fine alla vita per la sofferenza causata da una malattia incurabile è un atto le gale. La scelta può essere fatta a partire dai 16 anni di età BELGIO Il 16 maggio anche il Belgio, dopo l' Olanda, ha approvato una legge sulla «dolce morte» e sulle cure palliative. Il medico deve assicurarsi che il paziente sia maggiorenne e capace di intendere. La richiesta deve essere scritta SVEZIA La Svezia ha definito l' assistenza al suicidio praticata da un medico un «delitto non punibile». In alcuni casi estremi il medico può spegnere le macchine che aiutano a respirare e tengono in vi ta il paziente GERMANIA La strada è stata aperta da un tribunale di Francoforte nel 1998: l' eutanasia può essere autorizzata per le persone in coma irreversibile solo se corrisponde alla volontà del paziente. Deve essere approvata da un tribunale tu tore GRAN BRETAGNA L' eutanasia è illegale. Solo una volta l' Alta Corte l' ha autorizzata: a Miss B, 43 anni, venne staccato il respiratore. L' autorizzazione venne invece negata a Diane Pretty, prima dall' Alta Corte di Londra e poi dalla Corte di Strasburgo HANNO DETTO Adriano Pessina Docente di bioetica La nostra indagine dimostra che i medici italiani sono assai meno interventisti dei colleghi degli altri Paesi europei. Servivano dati scientifici su cui riflettere Vincenzo Carpino Aaroi Non sono a conoscenza di colleghi che hanno fatto cose simili e i risultati di Milano mi lasciano perplesso. Noi siamo a favore della vita e non intendiamo fare azioni al di fuori della legge Davide Mazzon Siaarti È inappropriato parlare di eutanasia pa ssiva in riferimento alle molte situazioni in cui si decide di porre dei limiti alle cure, affinché non sconfinino in un indebito accanimento terapeutico Domenico Di Virgilio Medici cattolici L' eutanasia è una sconfitta per l' uomo, per la medicina e per la società. La vita umana è un valore assoluto, inviolabile e nessuno ne può causare la soppressione volontaria e diretta

 

 


mercoledi, 13 novembre 2002
EUTANASIA
Eutanasia, il ministro avverte i medici: è un arbitrio

ROMA - Aspra polemica sull' eutanasia dopo la ricerca dell' Università Cattolica di Milano secondo cui il 4% dei rianimatori milanesi ha ammesso di averla praticata. Il ministro della Salute, Sirchia: «Andrebbero perseguiti, è un arbitrio, un atto in giustificabile, senza attenuanti». Ma lo stesso Sirchia è favorevole al «testamento biologico», che permetterà ai malati ancora coscienti di esprimere la propria volontà. La proposta per introdurre questo «testamento» sarà discussa tra una settimana al Comitato di bioetica. Sui casi citati dalla ricerca la magistratura potrebbe aprire un' indagine. La categoria dei medici respinge il sospetto che la pratica sia così diffusa: «Sospendiamo le cure solo per evitare l' accanimento terapeutico». A pa gina 15 De Bac, Porciani, Serra

 

 


mercoledi, 13 novembre 2002
EUTANASIA

Commento ai risultati di una ricerca svolta in Italia dal Corriere della Sera - 13 novembre 2002

MILANO - È vero. L’eutanasia attiva si pratica. E i dati sono superiori a quel 3,6 per cento rilevato dall’Università Cattolica di Milano. Probabilmente si arriva al sette per cento. A parlarne è Franco Toscani, a lungo responsabile della sezione Terapia del dolore e Cure palliative dell’ospedale di Cremona, e adesso presidente del Comitato etico della Fondazione Floriani di Milano. Toscani ammette che "nessuno può dirlo, è molto pericoloso, ma le cose si capiscono, si colgono, si possono intuire, si vedono dalle espressioni non verbali". E l’espressione non verbale più comune, riscontrata dallo specialista del dolore sui volti delle persone che avrebbero accolto la richiesta di un paziente di porre fine alla sofferenza inflitta da una lunga e sfibrante malattia terminale, è di "confusione, incertezza, è l’essere combattuti tra la coscienza di aver fatto una cosa percepita come giusta, appropriata e pietosa, e la sensazione di aver fatto qualcosa di grave e di sbagliato". Chi pratica l’eutanasia attiva risponde dell’accusa di omicidio. Dunque "nessuno viene a dirti: "ieri mi è capitato così, ho fatto l’eutanasia a un tale che me l’ha chiesto"", spiega Toscani. Ma la sua lunga esperienza di riunioni, dibattiti, tavole rotonde, studi promossi e articoli scritti sull’argomento, gli ha fatto incontrare persone che spesso, pur parlando in terza persona, in realtà stavano raccontando la loro esperienza personale. "Sono sensazioni - chiarisce il medico -, sensazioni di un occhio allenato". I numeri, comunque, sono dimostrati dalle ricerche. Lo studio della Cattolica non è il solo ad aver affrontato un’indagine sul fenomeno italiano della "dolce morte". Lo stesso Comitato bioetico milanese ne ha promosso uno, nell’ambito delle cure palliative.
Il fatto comune ai lavori condotti a livello nazionale e internazionale, nei Paesi dove l’eutanasia è proibita, è che la percentuale dei medici che ammette di aver eseguito l’eutanasia attiva varia dal 3 al 6-7 per cento. Anche Toscani più volte ha ricevuto la richiesta dai suoi pazienti di dare un contributo ad accelerare la morte. Lui non l’ha mai praticata - pur considerandola "moralmente accettabile" - proprio perché è "contro le leggi". Il paziente, però, quando succede, è più facile che sia aiutato a morire da un medico che lo conosce da venti-trent’anni, che lo ha visto giovane, in salute, e che lo ha assistito poi durante la malattia.
"È difficile dire di no a un malato che ti chiede di dargli una mano", ammette. Ma solo "un grande coinvolgimento emotivo personale" può permettere il penoso sodalizio tra il dottore e l’ammalato. "Non riesco a immaginare un medico mentre fa una puntura letale a uno che sta male, di punto in bianco - prosegue Toscani -.
Rischiare tutto quello che si rischia in Italia non è una cosa che si possa fare a cuor leggero. Dunque suppongo che ci sia alla base un rapporto di amicizia abbastanza intimo. Ecco perché può capitare più facilmente all’interno della medicina di famiglia, forse più che in ospedale, dove tutto sommato la gente va e viene e i rapporti con gli specialisti sono più sporadici". Le richieste di eutanasia arrivano sempre dai malati. Ma quale familiare non ha pensato, almeno una volta - e vergognandosene immediatamente dopo -: piuttosto che vederlo soffrire così, preferirei che morisse? "È un atteggiamento assunto spesso dai parenti - conclude Franco Toscani -. Che poi si possa tradurre o meno nell’accettazione dell’eutanasia "all’olandese", questo non lo so".

Elvira Serra

 

CRIMINI IGNORATI sono CRIMINI PROMOSSI ed AVALLATI !